Marchionne specchio di un paese anormale
14 AGO 20

Forse sarò un vecchio conservatore, immobilista e dirigista, ma a me non pare normale che la politica industriale di un grande paese venga decisa dagli aut aut di un manager. Per questo il machiavellismo con cui i cantori della svolta marchionnesca esaltano il fine che giustifica i mezzi mi risulta indigesto. A mio parere il fine non giustifica i mezzi e le svolte dovrebbero vedere chi ci governa protagonista e non osservatore silente di rivoluzioni in conto terzi.Si arriva al paradosso di veder lodare, come ha fatto il Direttore Ferrara, la passività del governo, che non facendo nulla ha reso possibile l'abbattimento della concertazione. Elogiare l'inazione come forma di governo non è la plastica dimostrazione di un fallimento politico?